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Come raggiungere Kushinagar da Sarnath: Viaggio nel Luogo del Mahaparinirvana del Buddha

Visitare Kushinagar, uno dei luoghi buddhisti più importanti dell’India, significa raggiungere una delle ultime tappe della vita del Buddha. Situata nello stato dell’Uttar Pradesh, vicino al confine con il Nepal, questa piccola città custodisce il luogo dove, secondo la tradizione buddhista, Siddhartha Gautama raggiunse il Mahaparinirvana dopo la sua morte.

Il viaggio da Sarnath a Kushinagar è lungo circa 300 chilometri, ma in India le distanze assumono spesso un significato diverso. Quello che sulla carta sembra un semplice trasferimento diventa un’autentica esperienza di viaggio: nove ore attraverso strade trafficate, villaggi rurali, campagne coltivate e situazioni che mettono alla prova la pazienza e l’adattamento del viaggiatore.


Da Sarnath a Kushinagar: un viaggio lungo 300 chilometri attraverso l’Uttar Pradesh

La distanza tra Sarnath e Kushinagar è di circa 300 chilometri, ma per percorrerla servono quasi nove ore, compresa una breve pausa durante il tragitto.

Il mio autista ha più o meno la mia stessa età. Parla poco inglese, ma è una persona simpatica e soprattutto guida molto bene… almeno secondo gli standard indiani.

Dopo pochi chilometri capisco che questo trasferimento non sarà semplicemente uno spostamento da un luogo all’altro, ma una vera immersione nella vita quotidiana dell’India.

La strada statale è spesso in condizioni difficili: una carreggiata a due corsie utilizzata in entrambi i sensi di marcia, dove convivono biciclette, motociclette, moto-rickshaw, automobili, autobus, camion e le immancabili vacche sacre.


Guidare in India: caos apparente e regole non scritte

All’inizio del viaggio sono piuttosto teso.

I motorini, spesso con due o tre persone a bordo, entrano improvvisamente sulla strada senza apparentemente controllare il traffico. I sorpassi avvengono continuamente, anche in curva o in situazioni che per un europeo sembrerebbero impossibili.

Tutti suonano il clacson.

Ma non è un gesto aggressivo come potrebbe sembrare: in India il clacson è quasi un linguaggio. Camion e autobus producono vere e proprie melodie con i loro suoni insistenti, segnalando semplicemente la propria presenza agli altri automobilisti.

Poco alla volta inizio a rilassarmi.

Mi rendo conto che quello che inizialmente sembra un caos totale segue invece un equilibrio particolare. Ogni automobilista conosce le regole non scritte della strada: rallentare quando serve, spostarsi all’ultimo momento e soprattutto aspettarsi sempre l’imprevisto.

Qualche giorno dopo, a Varanasi, incontrerò un signore svizzero di oltre sessant’anni che sta attraversando l’India in motocicletta.

Mi racconta che anche lui all’inizio aveva molta paura, ma poi aveva imparato a guidare come gli indiani e ora viaggiava tranquillamente.

Forse è proprio questo uno degli aspetti più affascinanti dell’India: bisogna imparare ad adattarsi al suo ritmo.


Attraversando la campagna dell’Uttar Pradesh

Ora dopo ora attraversiamo grandi zone rurali dell’Uttar Pradesh.

Il paesaggio cambia lentamente: lunghi campi coltivati soprattutto a grano, piccoli villaggi polverosi e una vita quotidiana che scorre ai bordi della strada.

In alcuni momenti il panorama mi ricorda persino la pianura padana, anche se basta poco per tornare alla realtà indiana: un gruppo di persone sedute davanti a una casa, un mercato improvvisato sul ciglio della strada oppure una mandria di vacche che rallenta il traffico.

Durante il percorso vediamo anche numerosi cumuli di quelle che sembrano tegole marroni.

In realtà sono dischi di sterco di mucca essiccato, utilizzati ancora oggi in molte zone rurali dell’India come combustibile per cucinare.

Qua e là compaiono anche le alte ciminiere dei piccoli mattonifici artigianali, una presenza tipica della campagna dell’Uttar Pradesh.


Sapori dell’India lungo la strada

Sia durante il viaggio di andata sia durante quello di ritorno ci fermiamo a pranzo in piccoli ristoranti lungo la strada.

Non sono certo locali turistici: sono semplici punti di ristoro frequentati soprattutto dalla popolazione locale.

Ed è proprio qui che spesso si trovano alcuni dei sapori più autentici.

Mi gusto un ottimo dal, ricco e saporito, accompagnato da chapati appena preparati, freschi e leggermente croccanti.

Un pasto semplice, ma che ricordo ancora oggi come uno dei momenti più piacevoli del viaggio.


Un problema alla macchina sulla strada per Kushinagar

Dopo circa sei ore di viaggio noto che il mio autista sembra preoccupato.

Sul cruscotto si sono accese alcune spie e mi spiega che potrebbe esserci un problema con la dinamo.

Si ferma un paio di volte lasciando il motore acceso, cercando un meccanico nei piccoli centri attraversati durante il percorso.

Non trovandolo, telefona al meccanico della sua compagnia.

Dopo aver spiegato la situazione, riceve rassicurazioni: probabilmente non è nulla di grave e il problema potrà essere sistemato al ritorno.

Decidiamo quindi di continuare.


L’arrivo a Kushinagar dopo un lungo viaggio

Prima di arrivare a Kushinagar passiamo vicino alla città di Gorakhpur, non lontana dal confine con il Nepal.

Da qui svoltiamo verso est e finalmente imbocchiamo una strada più veloce.

Sulla carta dovrebbe essere un’autostrada moderna, con due corsie per senso di marcia.

In realtà anche qui troviamo una situazione tipicamente indiana.

Motorini e biciclette percorrono tranquillamente la carreggiata e in alcuni punti l’autostrada attraversa direttamente piccoli villaggi.

Quando cala il buio la situazione diventa ancora più impressionante.

L’assenza quasi totale di illuminazione rende difficile vedere le persone che attraversano la strada a piedi. Per un automobilista occidentale è una situazione molto difficile da immaginare.

Dopo un ultimo tratto percorso praticamente contromano, poco dopo le sei di sera arriviamo finalmente a Kushinagar.

Siamo stanchi, ma sani e salvi.

Arrivo a Kushinagar: una piccola città immersa nella spiritualità buddhista

Appena arrivati a Kushinagar ci dirigiamo subito verso il Tempio cinese, che secondo la mia guida offriva sistemazioni economiche per i pellegrini.

Quando arriviamo, però, troviamo il cancello chiuso.

Proviamo a chiamare ad alta voce e, dopo qualche minuto, finalmente compare il monaco che vive all’interno del tempio: un curioso incontro con un religioso americano di origine vietnamita.

Per fortuna c’è ancora una stanza disponibile.

La sistemazione è semplice, ma pulita. Inaspettatamente il monaco offre anche un posto letto gratuito al mio autista, che però rifiuta gentilmente.

Preferisce dormire in macchina.

Non so se sia per paura che il veicolo possa essere rubato oppure per qualche motivo legato alle sue abitudini personali, ma accetta tranquillamente di passare la notte così.

Il monaco è molto impegnato e il custode, arrivato poco prima, deve già rientrare a casa.

Lascio quindi la mia borsa nella stanza ed esco per fare due passi e cercare qualcosa da mangiare, mentre il cancello del tempio viene chiuso a chiave.

Prima di uscire il monaco mi rassicura:

“Quando torni grida. Dalla mia stanza sentirò la tua voce e verrò ad aprire.”

Con il mio autista stabilisco di incontrarci la mattina seguente dopo la visita al Tempio del Mahaparinirvana, il luogo dove secondo la tradizione Buddha morì e raggiunse il Nirvana.


Cosa vedere a Kushinagar: il luogo del Mahaparinirvana di Buddha

Rispetto a Sarnath, Kushinagar è ancora più piccola.

Non è una vera città nel senso occidentale del termine: è praticamente una strada principale piegata a forma di L, con alcune piccole strade laterali.

La maggior parte dei negozi e dei ristoranti si trova lungo il tratto principale che arriva dall’autostrada.

Qui si trovano anche il Tempio cinese dove alloggio e, poco più avanti, il sito buddhista più importante della città:

il Tempio del Mahaparinirvana.

Passo davanti all’ingresso del tempio, ma è già chiuso.

Decido quindi di continuare la passeggiata fino alla curva della strada. Da quel punto l’illuminazione diminuisce rapidamente e preferisco tornare indietro.

Prima di rientrare do però un’occhiata al vicino tempio birmano, riconoscibile per il grande stupa dorato a forma di campana illuminato nella notte.

Tra il Tempio del Mahaparinirvana e il Tempio cinese si trova anche un tempio giapponese, parte della grande rete di monasteri buddhisti costruiti a Kushinagar grazie ai pellegrini provenienti da diversi Paesi asiatici.


Una cena semplice a Kushinagar

Kushinagar è molto diversa da Varanasi.

Qui non ci sono folle di turisti, nessun grande mercato e nessuna atmosfera caotica.

Camminando per strada non incontro praticamente nessun viaggiatore occidentale.

Alla fine entro nel ristorante consigliato dalla mia guida.

È un locale molto semplice, con soltanto quattro tavoli, gestito da una simpatica signora nepalese seguace di Sai Baba e dal marito indiano.

A un altro tavolo c’è un piccolo gruppo di pellegrini birmani.

Durante la cena scambiamo qualche parola e, prima di andare via, la signora mi regala una cartolina di Kushinagar.

Un piccolo gesto, ma uno di quei ricordi che rimangono impressi durante un viaggio.


La notte nel Tempio cinese di Kushinagar

Dopo cena torno verso il Tempio cinese.

Dal cancello devo chiamare più volte il monaco prima che si accorga della mia presenza.

Finalmente arriva, apre il cancello e richiude tutto alle mie spalle.

Sono completamente solo nel cortile del tempio.

Prima di andare a dormire faccio ancora qualche giro.

Attraverso il portone della sala principale riesco a vedere una splendida statua della dea buddhista Mahayana Guan Yin, raffigurata con le sue numerose braccia.

Non c’è nessuno.

È un momento di grande tranquillità, quasi surreale.

Approfitto dell’atmosfera per praticare qualche minuto di tai chi davanti al tempio cinese.

Difficile immaginare un luogo migliore.

La mia stanza si trova in un edificio a due piani vicino all’ingresso principale.

È semplice: un bagno privato, tre letti e una lunga veranda esterna.

Non è certo un hotel di lusso, ma per una notte a Kushinagar è perfetta.


La visita al Tempio del Mahaparinirvana

La sveglia suona alle sei del mattino.

Mi preparo velocemente ed esco mentre il sole sta iniziando a sorgere.

Quando arrivo davanti all’ingresso principale del Tempio cinese trovo già il mio autista.

È avvolto in una coperta per proteggersi dal fresco della mattina e mi saluta sorridendo.

Dopo l’arrivo del custode, che apre il cancello, ci accordiamo: io visiterò il Tempio del Mahaparinirvana e poi tornerò per ripartire verso gli altri siti buddhisti.

Finalmente posso dirigermi verso il luogo che aspettavo da tempo.

Sono emozionato.

Sto per visitare l’ultimo dei quattro grandi luoghi legati alla vita del Buddha.

Dopo pochi minuti appare davanti a me il tempio:

un edificio bianco con un caratteristico tetto a mezza botte e tre grandi finestre circolari sulla facciata.

Dietro si trova il grande stupa.

Il complesso si trova all’interno di un bellissimo giardino, circondato da uno stagno e dalle rovine di antichi monasteri.

Dopo aver percorso il viale d’ingresso, tolgo le scarpe e finalmente entro.

All’interno trovo numerosi pellegrini, soprattutto provenienti da Myanmar e Thailandia.

Tutti si muovono lentamente intorno alla grande statua del Buddha reclinato, lunga circa sei metri.

Secondo la tradizione buddhista, questa è la posizione nella quale Buddha raggiunse il Nirvana finale.


Un momento di meditazione davanti al Buddha reclinato

Da una parte del tempio alcuni monaci thailandesi recitano i sutra.

Mi siedo anch’io sul pavimento.

Chiudo gli occhi per alcuni minuti.

In quel momento provo una grande emozione.

Dopo tanti giorni di viaggio attraverso l’India, essere finalmente arrivato a Kushinagar e trovarmi davanti a uno dei luoghi più sacri del buddhismo è una sensazione difficile da descrivere.

Rimango in silenzio per qualche minuto, poi esco per visitare il parco circostante.

Prima di andare via vedo una giovane ragazza thailandese che cerca di scattarsi un selfie davanti al tempio.

Le propongo uno scambio:

io faccio una foto a lei e lei ne scatta una a me.

Così avrò anch’io una prova del mio arrivo a Kushinagar.

Gli altri luoghi buddhisti da visitare a Kushinagar

Dopo circa un’ora dalla mia uscita dal Tempio cinese torno indietro, recupero la mia borsa, pago la stanza e raggiungo il mio autista.

Il viaggio però non è ancora finito.

Prima di lasciare Kushinagar voglio visitare altri luoghi importanti legati alla storia del Buddha.

La prima tappa è la cappella di Matha Kuwar, dove si trova una grande statua del Buddha risalente al X secolo.

È un luogo più piccolo e meno conosciuto rispetto al Tempio del Mahaparinirvana, ma conserva comunque una grande importanza spirituale.


Il tempio giapponese di Kushinagar

Proseguiamo poi verso il tempio giapponese, uno dei luoghi che più mi colpiscono durante questa visita.

L’edificio ha una forma molto particolare: sembra una grande semisfera.

All’interno la luce entra dall’alto attraverso piccole finestre con vetri colorati a mosaico, creando un’atmosfera quasi mistica.

Al centro del tempio si trova una splendida statua dorata del Buddha, illuminata naturalmente dai raggi del sole.

È un luogo completamente diverso dagli altri templi visitati fino a quel momento.

Ogni Paese buddhista che ha costruito un monastero a Kushinagar ha portato con sé il proprio stile architettonico e la propria interpretazione della spiritualità buddhista.

Ed è proprio questa varietà a rendere la visita così interessante.


Lo Stupa di Ramabhar: il luogo della cremazione del Buddha

Dopo il tempio giapponese passiamo davanti al grande tempio thailandese e arriviamo finalmente allo Stupa di Ramabhar.

Secondo la tradizione buddhista, questo è il luogo dove il corpo del Buddha venne cremato dopo il suo Mahaparinirvana.

Lo stupa si trova immerso nel verde.

Quando arriviamo, decine di pellegrini stanno compiendo le loro circumambulazioni rituali camminando lentamente intorno al monumento oppure sono seduti in preghiera.

La luce del primo mattino rende il luogo ancora più suggestivo.

Resto qualche minuto ad osservare la scena.

È uno di quei momenti in cui non serve fare nulla: basta essere presenti.

Avrei voluto rimanere più a lungo, ma il viaggio di ritorno verso Varanasi è ancora molto lungo.


Il problema della macchina sulla strada di ritorno

Risalgo in macchina e il mio autista prova ad avviare il motore.

Niente.

La batteria è completamente scarica.

La situazione non è ideale: il giorno successivo ho il volo di ritorno da Varanasi e devo assolutamente riuscire a rientrare in tempo.

Il mio autista chiede aiuto ad alcuni ragazzi presenti vicino allo stupa.

Provano a spingere la macchina, ma senza successo.

Per sicurezza proviamo anche a chiedere informazioni agli autisti dei pullman parcheggiati davanti all’ingresso.

Purtroppo nessuno è diretto verso Varanasi.


Un meccanico improvvisato nella campagna indiana

Alla fine il mio autista riesce a contattare una persona di sua conoscenza.

Gli dice che conosce un meccanico in un villaggio vicino e può accompagnarlo in moto.

Io rimango ad aspettare tornando nel giardino dello stupa.

In fondo non è il posto peggiore dove trascorrere un’attesa forzata.

Dopo circa venti minuti vedo arrivare il mio autista insieme al meccanico.

Portano una batteria nuova.

Il motore riparte!

Sono sollevato.

Ma la soluzione è solo temporanea: dobbiamo raggiungere il garage del meccanico per sistemare definitivamente il problema alla dinamo.


Riparazioni in un piccolo garage dell’Uttar Pradesh

Il garage è esattamente come me lo sarei immaginato.

Piccolo, polveroso, pieno di attrezzi e apparentemente disordinato.

Eppure il giovane meccanico sembra sapere perfettamente cosa fare.

Si mette subito al lavoro.

Nel frattempo il mio autista mi fa sedere all’ombra su una sedia di plastica e poi mi porta in un piccolo locale vicino dove mi offre un ottimo chai accompagnato da un dolce locale.

È uno di quei momenti semplici che rendono speciale un viaggio in India.

Nonostante il problema, non sono nervoso.

Sto vivendo un’esperienza autentica, lontana dai percorsi turistici classici.

Dopo circa due ore, invece dell’ora inizialmente prevista, il meccanico chiude finalmente il cofano.

La dinamo è stata riparata.

Possiamo ripartire.


Da Kushinagar a Varanasi: ritorno attraverso l’Uttar Pradesh

La macchina però non riparte immediatamente.

Serve ancora una batteria per dare energia al motore.

Finalmente il problema viene risolto e questa volta non compaiono più spie rosse sul cruscotto.

Siamo pronti.

Per tornare a Varanasi il mio autista decide di non riprendere l’autostrada verso Gorakhpur.

Preferisce una strada alternativa, più diretta.

Si rivela una buona scelta.

Il primo tratto è sorprendentemente tranquillo e con meno traffico, permettendoci di risparmiare circa un’ora sul percorso totale.

Ancora una volta attraversiamo la campagna dell’Uttar Pradesh:

  • campi coltivati;
  • piccoli villaggi;
  • biciclette;
  • motorini;
  • camion;
  • autobus;
  • animali sulla strada.

Dopo circa otto ore dalla partenza arriviamo finalmente a Varanasi.

È già buio.


Il traffico di Varanasi: un ultimo ostacolo

Entrare a Varanasi dopo una giornata così lunga è un’esperienza indimenticabile.

Il traffico cittadino è semplicemente incredibile.

Automobili, tuk tuk, motociclette, pedoni e animali si muovono contemporaneamente in uno spazio che sembra troppo piccolo per contenere tutto.

Ad un incrocio senza semaforo troviamo un ingorgo apparentemente impossibile da superare.

Eppure, lentamente, centimetro dopo centimetro, il mio autista riesce a trovare un passaggio.

Ormai abbiamo viaggiato insieme per diversi giorni e lui ha preso più confidenza.

Durante il tragitto mi canta alcune delle sue canzoni Bollywood preferite.

Poi inizia a raccontarmi della sua vita.

Ogni giorno percorre centinaia di chilometri attraverso Uttar Pradesh e Bihar accompagnando turisti e pellegrini nei principali luoghi buddhisti.

Spesso deve dormire in macchina.

È un lavoro duro, ma lui lo affronta con pazienza e con un sorriso.

È contento di avere un lavoro che gli permette di mantenere la propria famiglia.


Ritorno a Varanasi e fine del viaggio in India

Arrivati vicino alla città vecchia lo saluto.

Lascio la macchina e percorro a piedi l’ultimo tratto attraverso le strette vie del quartiere fino al mio albergo affacciato sul Gange.

Sono le sette di sera.

È stata una giornata lunghissima.

Ma sono felice.

Ho visitato Kushinagar, uno dei luoghi più importanti del buddhismo, e sono riuscito a tornare a Varanasi nonostante le difficoltà del viaggio.

Soprattutto sono contento di essere di nuovo davanti al magnifico Gange.

La mattina seguente ho ancora il tempo per fare un ultimo giro lungo i ghat.

Cammino ancora una volta accanto al fiume sacro, salutando una città che mi ha regalato emozioni profonde.

Dopo pranzo un ragazzo dell’hotel mi accompagna a piedi fino al taxi diretto verso l’aeroporto.

Dopo circa un’ora e mezza raggiungo l’aeroporto di Varanasi.

Ho diverse ore prima del volo e ne approfitto per leggere e passeggiare.

Compro anche un libro di viaggio:

“Holy Cow!” di Sarah MacDonald.

Un racconto dell’esperienza di una giovane australiana trasferitasi in India, inizialmente travolta dalle difficoltà e dai contrasti del Paese, ma poi sempre più affascinata dalla sua cultura e dalla sua spiritualità.


Arrivederci India

Dopo i controlli all’aeroporto di Delhi consumo la mia ultima cena indiana e utilizzo le ultime rupie rimaste facendo qualche piccolo acquisto.

Alle 23:10 finalmente parte il mio volo verso Kuala Lumpur.

Il giorno successivo sarò di nuovo in Malesia.

Ma dentro di me rimane una domanda:

quanto sarebbe stato bello avere più tempo?

Una settimana.

Due settimane.

Un mese.

Forse di più.

Per visitare il Taj Mahal ad Agra, i monasteri tibetani di Dharamsala, l’Himalaya e il Ladakh.

Per scoprire il Tempio d’Oro sikh di Amritsar, i deserti del Rajasthan, Goa sulla costa occidentale, il Sikkim e l’Assam.

L’India lascia sempre questa sensazione.

Quella di essere solo all’inizio di un viaggio molto più grande.

Perché questo Paese offre infinite cose da vedere, da vivere e da sentire.

Quanto dista Kushinagar da Sarnath e quanto tempo ci vuole?

La distanza tra Sarnath e Kushinagar è di circa 300 km. In auto o taxi occorrono mediamente dalle 8 alle 9 ore a causa delle condizioni del traffico e delle strade dell’Uttar Pradesh.

Cosa vedere assolutamente a Kushinagar?

I siti principali sono il Tempio del Mahaparinirvana con la statua del Buddha reclinato, lo Stupa di Ramabhar (luogo della cremazione), il Tempio Cinese, il Tempio Giapponese e la cappella di Matha Kuwar.

È possibile dormire all’interno di un tempio a Kushinagar?

Sì, strutture come il Tempio Cinese offrono accoglienza e camere semplici ed economiche per pellegrini e viaggiatori.

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