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Ciao Gloria, il discorso sarebbe molto lungo. In linea di massima le democrazie asiatiche sono molto diverse da quelle europee e anzi probabilmente tranne poche eccezioni non sono vere e proprie democrazie. Il modello Malesiano si basa un po’ su Westminster per via dell’influenza inglese. C’è stata un coalizione di governo che ha tenuto il potere per 50 anni e più e hanno avuto un primo ministro che è arrivato ad avere poteri quasi dittatoriali per un trentennio. Il tutto con relativo equilibrio sociale e una società relativamente pacifica dove coesistono molte etnie, lingue, religioni. Al di là della componente etnico-religiosa il paese presenta delle similitudini con certi paesi del sud Europa, quale l’Italia, in fatto di amministrazione pubblica, corruzione e altri fattori. Ora le cose stanno cambiando perché, soprattutto grazie a internet e con la diffuzione di informazioni non controllate dal governo (in Malesia la maggior parte dei quotidiani è controllata direttamente o indirettamente dal governo) le persone hanno acquisito una maggiore consapevolezza su ciò che accade o è accaduto. A ciò si aggiunge anche il fatto che i malesiani più progressisti hanno già cominciato da un pezzo a viaggiare, lavorare o studiare, chi in Asia, chi in Europa o in Australia, per cui a vedere le cose in modo diverso e guardare il paese da fuori. La diffusione della lingua inglese e il fatto che molti parlano cinese, quindi avendo a disposizione informazioni in due lingue molto diffuse, ha permesso loro di informarsi bene, allargare i propri orizzonti. E da tutto questo c’è una gran voglia di rinnovamento e di cambiamento, incarnato dai giovani stessi (la Malesia vanta una popolazione più giovane rispetto all’Italia) e da un movimento di opposizione politica che ora si presenta alle elezioni piuttosto compatta. Difficile dire cosa avverrà dopo o se prevarrà anche in Malesia quel tipo di “cambiamento” inerte la cui essenza fu sintetizzata da Tomasi di Lampedusa del Gattopardo 🙂