Tra le curiosità della Malesia non si può citare la sua diversità sociale. Circa 81% della popolazione e formata da tre grandi etnie: Malay, Cinesi e Indiani. Mentre le minoranze etniche rappresentano solo l’ 11% della popolazione. Su questa ultima percentuale si apre un mondo culturale, linguistico e sociale veramente variegato. In questo articolo descrivo brevemente solo 10 minoranze etniche della Malesia. Ma vi assicuro, che si può scrivere una enciclopedia se dobbiamo considerare tutti i popoli indigeni della Malesia. Solo l’isola del Borneo conta tra i principali gruppi e sottogruppi più di 40 etnie diverse.
Qui sotto sono elencate solo alcune delle minoranze etniche Malesi:
Il popolo Orang Asli (Penisola Malese, Pahang-Perak-Selangor-Terrenganu)
Letteralmente Orang Asli significa popolo indigeno. Si teorizza che le loro origini provengono dalla lontana Africa, ma nessun studio ancora ha confermato questa teoria. Si tratta molto probabilmente di una migrazione iniziata durante il periodo Neolitico, come schiavi da lavoro. Quello che è palese sono i loro tratti semantici completamente diverso da quello asiatico. Pelle scura, capelli ricci, naso schiacciato e viso tondo sono dettagli di un profilo di un popolo Africano, Australiano o della Papa nuova Guinea, certamente non di un popolo asiatico. Oggi vivono lungo la catena montuosa chiamata Titiwangsa a partire dallo stato del Selangor fino a nord del Kedah. Il censimento del 2000 stimava circa 113,541 di Orang Asli suddivisi a sua volta in 18 sottogruppi etnici. Vivono di caccia, agricoltura e commercio. Tutto ciò che la foresta gli può offrire e che non è facilmente accessibile al resto della popolazione diventa un prodotto da commercio. Parliamo di legname pregiato, medicinali naturali, miele, orchidee, frutta tropicale che ha decisamente un sapore diverso da quello che si trova giornalmente nei mercati delle città. Sono di religione cristiana, seguito da minoranze islamiche e alcuni di loro ancora animisti.
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Il popolo Mah Meri (Penisola Malese, Selangor)
Il popolo dei Mah Meri è uno dei 18 gruppi etnici degli Orang Asli. Parliamo di un popolo di circa 3.000 persone. Le loro origini sono molto più nebbiose di altri gruppi etnici. Vivono su di una piccola isola chiamata Pulau Carey, non lontano da Kuala Lumpur. L’isola prende il nome da Sir Carey, ufficiale inglese a cui gli fu assegnato l’isola per la coltivazione dell’albero della gomma. Oggi l’ isola è in gran parte di proprietà di multinazionali che investono nel settore dell’olio di palma. Il popolo Mah Meri lavora prettamente in queste piantagioni ma molti di loro sono ancora pescatori. Ogni anno celebrano una festa in onore degli spiriti, nonostante non sono più animisti. La festa dura un mese e i 10 villaggi dell’isola festeggiano in date diverse. Bravi artigiani del legno, si può affermare che le loro maschere sono certamente un’ icona di riconoscimento del popolo stesso. Un arte e stile di disegno unico molto diverso da tutte le altre maschere in legno che si trovano anche nel Borneo.
Il popolo Iban (Sarawak)
L’origine del nome Iban è ancora un mistero ed esistono molte teorie. Durante il periodo coloniale del sultano bianco, James Brooke, il popolo Iban veniva riconosciuto con il termine di ”Sea Dayak” tradotto in italiano gli ”aborigini del mare”. Alcuni credono che la parola Iban deriva dalla loro antica lingua e voleva significare ”uomo” o ”persona”. Nella lingua contemporanea Iban, influenzata anche dal Bahasa Malay, persona ora si dice ”mensia”. Gli Iban, insieme a circa altri 30 etnie diverse rappresentano i ”Dayak”, termine usato per definire il popolo originario dell’isola del Borneo. Come altre etnie Dayak, gli Iban erano in origine contadini, cacciatori e raccoglitori. Alcuni storici teorizzano che gli Iban sono il frutto della migrazione dall’isola di Yunnan, una provincia della Cina fino al Borneo. Questo popolo è storicamente conosciuto, come i pionieri alla caccia delle teste umane. Si crede che il loro dominio su tutto il territorio, è dovuto proprio dalla loro ferocia nell’ occupare le terre. Provocando l’estinzione di altre minoranze etniche, di cui i Seru, Bliun, Bukitan e i Ukits. All’epoca il confronto feroce tra etnie era l’unico modo di sopravvivenza e predominanza. Non a caso oggi gli ”Iban” rappresentano il 30% sull’ intera popolazione del Sarawak, posizionandosi al primo posto.
Gli Iban per tradizione seguono l’ animismo, anche se la maggior parte di loro si è convertito al cristianesimo. Si tratta di un popolo molto fiero delle proprie origini e pertanto continuano a osservare sia le cerimonie tradizionali e quelle cristiane, in particolare durante i matrimoni, feste o funerali. La maggior parte delle persone Iban hanno cambiato il loro nome tradizionale con un ” nome di battesimo ” ebraico, come David, Christopher, Janet, Sona, o Joseph.
La loro festa principale è il ”Gawai Dayak” e si celebra ogni anno nel mese di giugno (riconosciuto come festa pubblica per lo Stato del Sabah). In passato non si trattava di una festa, le comunità si riunivano con gli sciamani o capo tribù per ringraziare gli spiriti della foresta per la buona raccolta di riso. Oggi, il Gawai, si festeggia come noi festeggiamo il natale in famiglia. È buon costume anche per gli Iban immigrati nella penisola malese o all’estero di ritornare nella longhouse di origine, durante questi tre giorni di festa. Si tratta di una vera forma di richiamo al ricordo delle proprie origini e tradizioni.
Questo popolo ha un solido patrimonio anche artistico e musicale. I loro strumenti tradizionali sono il dong, dei tamburi a percussione, l’ agung che si può paragonare ad un xilofono e il sape una chitarra acustica. Un esempio di musica tradizionale è la ”taboh”. Mentre la loro danza ,unica nel suo genere, è chiamata ”Ngajat”. La danza per gli uomini ha movimenti più agitati e rappresenta un hornbill (per gli animisti l’ hornbill volatile appartenente alla famiglia dei buceri, rappresenta il dio della guerra). Mentre la danza delle donne è costituito da movimenti del corpo più morbidi e aggraziati.
Non mancano gli alcoolici, se in Italia abbiamo sempre il vino a tavola gli iban preferiscono il ”Tuak” il loro vino di riso. Per il dopo pasto noi Italiani abbiamo la grappa, loro il ”Lankau” sempre una bevanda alcolica a base di riso.
Un’altra forma artistica degli Iban sono i tatuaggi, per gli anziani sono più di una semplice decorazione, ogni tatuaggio racchiude un significato e una storia. Il loro corpo è un vero diario di racconti. Tra i disegni più famosi vi è la rosa della vita. Questo tatuaggio era il primo della serie che veniva fatto solamente ai bimbi maschi che diventavano maturi e che li proteggeva da eventuali spiriti maligni.
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Il popolo Bidayuh (Sarawak)
Anche i Bidayuh si trovano nel Sarawak, rappresentano la quarta etnia dello stato e si stima che sono circa 130 mila persone. Questo popolo a differenza degli Iban, erano stati identificati dagli inglesi come i ”Land Dayak”, il popolo di terra. In effetti è ancora oggi un popolo dedito sopratutto all’agricoltura. In tempi passati vivevano più che altro in altipiani per difendersi meglio dai nemici. Come gli ”Iban” anche loro sono conosciuti come ex tagliatori di teste. Oggi i Bidayuh vivono nei distretti vicini alla Capitale di Kuching. Gli anziani si dedicano ancora all’agricoltura, riso in primis seguito da piantagioni di gomma. La loro lingua è i loro costumi tradizionali sono unici e inconfondibili dal resto delle etnie. Anche loro sono principalmente cristiani, alcune minoranze islamiche pochi sono rimasti animisti.
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Il popolo Penan (Sarawak)
I penan rappresentano una minoranza etnica dello stato del Sarawak. Si stima che siano circa 10.000 mila di cui 200 persone ancora semi nomadi. Sono conosciuti, in tutto il mondo, come la comunità locale che si è opposta di più contro la deforestazione e il diritto di proprietà su alcune foreste. Bruno Mars è stato un giovane Svizzero che ha vissuto per circa 7 anni con questa comunità cercando di sensibilizzare il resto del mondo nel preservare i diritti dei popoli indigeni del Borneo. Durante la sua esperienza di vita con i Penan negli anni 80 ha realizzato numerosi documentari e film. I Penan oggi vivono nei seguenti distretti: Miri, Baram, Limbang, Tutoh e Belaga. Erano anche loro ottimi cacciatori di animali, grazie alle loro lunghe cerbottane. Per la scarsità di animali selvaggi nella foresta, il popolo Penan, dedica il suo tempo per lo più all’agricoltura di riso, farina di sago e frutta tropicale. La loro lingua sembra aver origini polinesiani. Anche loro sono principalmente cristiani ma sempre rispettosi per gli spiriti naturali della foresta. Nella loro cultura era comune la pratica di piercing. Il piercing che gli identifica di più sono le orecchie allungate dai dei pesi di ottone. Oggi giorno e raro incontrare anziani con le orecchie lunghe.
Il popolo Melenau (Sarawak)
In passato i Melenau venivano chiamati i Likou, letteralmente significava il popolo che vive lungo i fiumi. In origine questo popolo viveva principalmente lungo il fiume Rajang nell’entro terra del Sarawak. La loro economia era prettamente legata alla pesca e alla produzione di farina di Sago. Alcune leggende parlano che sia stato il Sultano del Brunei a identificarli successivamente con il termine Melanau. Con questo termine si identificano ben 9 sottogruppi, distribuiti in diversi distretti del Sarawak. Insieme rappresentano circa il 5% della popolazione totale del Sarawak. Il loro dialetto ha origine austronesiane, mentre oggi la loro lingua è principalmente il Bahasa Malay. A differenza di altri popoli indigeni, la loro religione è quella islamica. Pochi sono rimasti cristiani e rari sono i casi di famiglie animiste. Nonostante ciò, la cultura Melenau è molto legata all’animismo. In origine questo popolo seguiva un proprio calendario. Un calendario composto da 12 mesi, ogni mese composto da 30 giorni. Il calendario iniziava con il mese di Marzo chiamato Pengejin il mese degli spiriti. Ancora oggi alla fibe del Mese di Aprile si celebra il Peta Kaul. Un rituale antico praticato per scacciare dai villaggi dei pescatori gli spiriti maligni. Il Kaul festival non è riconosciuto come festa pubblica, ma nonostante ciò numerose sono le feste organizzate dal popolo stesso. Tra le varie attrazioni di intrattenimento come canti e balli, il gioco chiamato ”Tibou” rimane ancora quello preferito anche dai più giovani. Si tratta in pratica dell’antenato dell’altalena. La differenza con la moderna altalena sta nel prendere al volo una corda oscillante da un alto ponteggio di bambù. In origine questo gioco veniva fatto solo dai ragazzi maschi ancora non sposati. Era un modo per mostrare le proprie capacità di coraggio e abilità ai famigliari e alle ragazze.
Il popolo Kadazan-Dusun (Sabah)
Passiamo ora allo stato del Sabah. Nonostante lo stato del Sabah sia piccole anche qui le minoranze etniche sono tante. I Kadazan-dusun in passato erano due ben distinte popolazioni. Kadazan e Dusun sono stati unificati nel 1960, in quanto condividono la stessa lingua e cultura. Questa decisione, presa dal governo malese con alcune grandi associazioni locali, in realtà non e stata apprezzata dal popolo stesso. Ancora oggi poche persone si identificano con il termine completo Kadazan-Dusun. Rappresentano circa il 17% della intera popolazione del Sabah. Anche loro prettamente cristiani, pochi si sono convertiti alla religione islamica. Sin dal passato i Kadazan-Dusun sono conosciuti come bravi agricoltori di riso e produzione alcolici a base di riso. Come gli Iban festeggiano annualmente la raccolta di riso. Questa cerimonia e chiamata Kaamatan, due giorni di festeggiamenti dove alcuni agricoltori chiamano ancora gli sciamani per praticare alcuni vecchi rituali di ringraziamento agli spiriti della natura. I pochi sciamani rimasti in vita sono conosciuti con il termine di Bobohizan, sono prettamente di sesso femminile. Il Kaamatan, nonostante sia un festival ormai poco legato alla sua origine animista, è riconosciuto dallo Stato del Sabah come festa pubblica (30-31 Maggio). Pertanto numerosi Kadazan-Dusun che lavorano nelle grandi città ritornano nelle loro proprie case nei villaggi in campagna. Mentre alcuni centri associativi come il KDCA http://kdca.org.my/ organizzano la festa con eventi culturali anche per i turisti.
Il popolo Rungus (Sabah)
Il popolo Rungus vive prettamente nella parte più a nord del Sabah. Esattamente nel distretto chiamato Kudat. Anche loro vivono di agricoltura dal riso, cocco, piantagioni di banane e allevamento di api per la produzione di miele. I rungus come i Kadazan-dusun festeggiano il Kaamatan ogni fine del mese di Maggio. La loro lingua e cultura e differente dalle altre etnie, il loro abito tradizionale è di colore nero, adornato da migliaia di dollari di perle e monete antiche. Tradizionalmente le donne indossavano bracciali di ottone pesante intorno alle loro braccia, gambe e collo. Il popolo Rungus sono conosciuti anche come bravi artigiani di strumenti musicali come il gong e il flauto. Pochi sono i Rungus ancora capaci di suonare il flauto con il naso. Anche loro sono principalmente cristiani mentre una piccola minoranza islamici.
Idea di viaggio: http://orangutravel.com/tour/rungus-longhouse-kudat/
Il popolo Bajau (Sabah)
Il popolo Bajau è il secondo grande gruppo etnico in Sabah, rappresentano circa il 13% della popolazione. Di origini Filippine sono conosciuti anche come popolo di mare. Oggi, i Bajau, sono distinti in due ben precisi gruppi: Bajau della costa est e quelli della costa ovest.
Bajau della costa occidentale vivono tra Kota Kinabalu e Kota Belud, nord Sabah. Sono principalmente agricoltori di riso e allevatori di bestiame, anche se alcuni di loro vivono lungo la costa e sono pescatori. Conosciuti anche come i ”Cowboy del Borneo” in quanto abili cavallerizzi. Ogni anno le diverse associazioni Bajau amanti del cavallo organizzano delle gare amatoriali. Durante questi eventi i Cowboy del Borneo si vestono in costumi tradizionali con il copricapo chiamato ”Kain Dastar” e altri accessori molto colorati. I cavalli sono i Bajau Poni, equini di piccole dimensioni usati principalmente come animali da lavoro.
I Bajau della costa orientale vivono invece per lo più di pesca. Si trovano nella zona tra Lahad Datu e Semporna, sud del Sabah. La maggior parte di loro si sono stabiliti sulla terra, isole o nei villaggi d’acqua. Mentre una minoranza di loro, non sono riconosciuti ancora come cittadini malesi, in quanto vivono in mare. Sono comunemente chiamati i zingari di mare ”Sea Gypsies”. Vivono a bordo delle loro barche tradizionali, noti come Lepa. Arrivano in terraferma solamente per commerciare il loro pescato, comprare delle vivande per poi tornare a mare aperto. Evento folkloristico da non perdere e la regata di Lepa, che si svolge ogni anno ad Aprile nel porto di Semporna.
Il popolo Bajau è di religione musulmana.
Il popolo Murut (Sabah)
Come gli Iban anche i Murut sono storicamente conosciuti come terribili guerrieri. In effetti è stato l’ultimo popolo ha cessare il confronto tra etnie con l’uso di tagliare le teste ai nemici territoriali. In passato popolo del Brunei, piccolo stato, che per secoli ha dominato tutta l’isola del Borneo prima dell’arrivo delle varie colonie occidentali. Erano identificati con il termine di Lun Bawang (popolo delle colline), successivamente cambiato in Murut durante il censimento effettuato dalla colonia Britannica. Vivevano lungo gli altipiani del Borneo, mentre oggi si trovano tra i distretti di Keningau, Tenom, Nabawan e Pensiangan. Anche la loro economia è legata all’agricoltura di riso e tapioca. Sono circa 120.000 in tutto il Borneo Malese di cui solo 1,500 vivono nel Brunei.
Il loro abito tradizionale era una giacca creata dalla corteccia di un albero (Artocarpus Tamaran), un sarong di cotone rosso alla vita e un copricapo decorato con piume di fagiano. Le donne invece indossavano una camicetta senza maniche nero e il sarong. Come la maggior parte degli altri gruppi indigeni in Sabah, anche i Murut decoravano il loro abbigliamento con perline e vecchie monete d’argento. Cristiani, mentre una piccola minoranza si è convertita all’islam.