Articoli Blog

In viaggio nel Kalimantan: sulla via per Banjarmasin

Inauguriamo con questo pezzo i diari di viaggio della Terra di Sandokan e diamo il benvenuto ufficiale a Paolo Coluzzi, docente all’Università di Malaya. Dopo aver vissuto in Brunei per tre anni e mezzo e aver viaggiato con lo zaino in spalla per tutto il Sud-est asiatico, Paolo vive da due anni in Malesia. Questa è la prima parte del suo racconto di un viaggio intrapreso nel Kalimantan, la parte indonesiana del Borneo, nel gennaio 2012.

Da Kuala Lumpur verso il Kalimantan

Kuala Lumpur, Malesia, gennaio 2012.

I festeggiamenti per il Capodanno Cinese prevedono quell’anno quattro giorni di ferie: il fine settimana più due giorni. Quattro giorni liberi sono una tentazione troppo grande per non decidere di fare un altro viaggetto da qualche parte. Così, all’inizio di gennaio, mi ero comprato un biglietto aereo per il Kalimantan, la parte indonesiana della mia amata isola del Borneo.

Era da quando vivevo in Brunei che volevo visitare la parte meridionale dell’isola dove abitavo, ma i collegamenti aerei diretti erano praticamente inesistenti. Del resto, Brunei, Malesia e Indonesia condividono la stessa isola, ma i confini politici rendono tutt’altro che semplice spostarsi da una parte all’altra del Borneo.

All’epoca, l’unica parte del Kalimantan che riuscivo a raggiungere direttamente via terra dal Sarawak, nella Malesia orientale, era quella occidentale, dove si trova Pontianak, città attraversata dall’equatore. Degli autobus collegavano Kuching con Pontianak in circa otto ore e c’era addirittura un autobus che percorreva tutto il tragitto dal Brunei a Pontianak, impiegando, credo, circa 24 ore.

Altre vie di collegamento esistevano, ma molte attraversavano territori difficili da percorrere, tra montagne, foreste e corsi d’acqua. Per chi non conosceva il territorio, avventurarsi nel cuore del Borneo significava affrontare un ambiente tutt’altro che semplice da attraversare.

Anche raggiungendo Pontianak, però, il resto del Kalimantan rimaneva molto vasto e le distanze erano notevoli. Per questo, per raggiungere altre destinazioni dell’isola, l’aereo rappresentava spesso la soluzione più pratica.

Dunque era ora che cominciassi a esplorare la parte meridionale dell’isola e Banjarmasin sembrava essere un ottimo candidato per la mia prima visita.

Arrivo a Banjarmasin

Giovedì sera, 19 gennaio 2012, arrivo al piccolo aeroporto di Banjarmasin.

Durante la prima tratta del volo, lunga circa due ore, sorvoliamo il sud della Malesia, lo Stretto di Malacca e l’isola di Sumatra, finché raggiungiamo l’isola di Giava. Il mare sotto di noi è così limpido che, per buona parte del viaggio, riesco addirittura a vedere i bassi fondali!

All’aeroporto di Giacarta corro quasi il rischio di perdere la coincidenza. Scopro infatti che, per il viaggio di allora, il visto doveva essere ottenuto a Giacarta e non all’aeroporto di Banjarmasin come pensavo.

La fila dei viaggiatori nella mia stessa situazione è lunga e procede molto lentamente, con soltanto due ufficiali impegnati a sbrigare le formalità. Alla fine, però, ce la faccio, appena in tempo per prendere l’aereo per Banjarmasin.

A bordo mi accorgo che c’è solo un altro occidentale oltre a me.

L’aereo finalmente decolla e sotto di noi ricompare il mare, questa volta il Mar di Giava. Poi, circa un’ora e mezza più tardi, avvistiamo in lontananza la costa meridionale del Borneo.

Finalmente, il mitico Kalimantan!

Alla ricerca di una sistemazione

Raccolto il mio borsone, prendo un taxi collettivo che mi porta verso la città. Sono circa 27 chilometri e, come in molte altre parti dell’Indonesia, mi ritrovo circondato da una miriade di motorini che ci superano — o che superiamo — praticamente da tutte le parti.

Ho chiesto al tassista di portarmi in una delle homestay, piccole pensioni economiche raccomandate dalla mia guida. Dopo aver chiesto indicazioni a un altro tassista, arriviamo in un viottolo buio e piuttosto malmesso.

Davanti alla piccola pensione sono seduti a godersi l’aria fresca — e le zanzare — della sera Johan, il simpaticissimo proprietario, e la sua giovane moglie, appartenente a una delle tribù dell’interno.

Johan mi dice subito che la sua pensione è già al completo, ma si offre di accompagnarmi ad altri alberghetti nei dintorni.

«Avevo voglia, in ogni caso, di fare due passi», mi dice.

E così andiamo verso un’altra delle pensioncine consigliate dalla mia guida, proprio lì vicino. È chiusa — e sembra anche da parecchio tempo.

Poi ci avviamo verso un altro albergo, che è pure al completo.

Mentre ci stiamo dirigendo verso un altro albergo ancora, Johan mi dice:

«Senti, se ti va, potresti dormire per una notte nel mio soggiorno e poi domani vediamo se si libera una stanza…»

Mi farebbe pagare veramente poco e così accetto.

Passo quindi la notte su un materasso sistemato nel soggiorno del suo piccolo appartamento. Una notte comunque brevissima, dato che mi sono già fatto convincere a iscrivermi a una gita guidata organizzata da suo fratello Yadi, con partenza la mattina dopo alle cinque.

Ero stanco morto e avrei preferito prendermi il primo giorno con più calma, ma l’escursione non partiva con meno di due persone. C’era già un ragazzo australiano che voleva andarci la mattina seguente e, in quel periodo dell’anno, di turisti non ce n’erano molti.

Alla gita, poi, ci tenevo molto.

La destinazione era infatti uno dei mercati galleggianti per i quali Banjarmasin è famosa.

Ancora oggi i mercati galleggianti rappresentano uno degli elementi più caratteristici della cultura fluviale della città e della provincia del Kalimantan Meridionale. Banjarmasin sorge infatti nell’area in cui si incontrano i fiumi Barito e Martapura e la vita quotidiana della popolazione è da secoli strettamente legata ai corsi d’acqua.

Mercato galleggiante lungo il fiume Martapura – foto © P. Coluzzi

All’alba sul fiume Martapura

Alle cinque Johan mi sveglia.

Mi preparo velocemente e scendo di sotto, dove Yadi mi aspetta, simpatico e allegro quanto suo fratello.

Il barcone che ci farà risalire il fiume Martapura, quello che attraversa il centro della città, è in attesa a una ventina di metri dalla pensione, vicinissima all’ampio fiume. A quell’ora tutto è illuminato soltanto dai lampioni delle strade vicine.

Il mio compagno di viaggio, un australiano che lavora a Giacarta, è già lì che mi aspetta.

Appena partiamo, il cielo comincia ad assumere una tinta bluastra. Mano a mano che attraversiamo la città, la luce aumenta e riusciamo a distinguere ciò che ci circonda.

Lungo le rive del fiume compare la parte più antica della città, fatta di case di legno galleggianti o costruite su palafitte, che lentamente si risveglia.

Banjarmasin è conosciuta proprio per questo particolare rapporto con l’acqua: i fiumi e i canali non sono soltanto elementi del paesaggio, ma hanno storicamente rappresentato vie di trasporto, luoghi di commercio e spazi fondamentali per la vita quotidiana.

Usciti dalla città, la vegetazione aumenta: alberi da frutto, palme e una natura sempre più presente.

Eppure, lungo la riva, continuano a scorrere le casette di legno. Sulle loro verandine affacciate sul fiume vediamo giovani, ragazze, bambini, adulti e anziani lavarsi, rifocillarsi e svolgere le attività quotidiane.

È una scena che mi colpisce profondamente.

Per chi arriva dall’Europa, vedere una comunità vivere così strettamente legata al fiume è un’esperienza difficile da dimenticare. Il contrasto con la vita quotidiana alla quale siamo abituati è enorme.

E, nonostante la relativa povertà, o forse proprio per questo, questa gente mi appare dolce e sorridente.

È una delle prime sensazioni che porto con me da questo viaggio nel Kalimantan: la scoperta di un mondo molto diverso dal nostro, nel quale il fiume non è semplicemente qualcosa da osservare, ma una parte integrante della vita.

E mentre il cielo si illumina sempre di più, noi continuiamo a risalire lentamente il Martapura.

La nostra giornata è appena cominciata.

Dove si trova Banjarmasin?

Banjarmasin si trova nel Kalimantan Meridionale, nella parte indonesiana del Borneo. La città sorge nell’area di incontro dei fiumi Barito e Martapura ed è strettamente legata alla cultura fluviale della regione.

Perché Banjarmasin è famosa per i mercati galleggianti?

I mercati galleggianti fanno parte della tradizione commerciale e della vita fluviale di Banjarmasin. I venditori utilizzano piccole imbarcazioni per scambiare prodotti direttamente sui fiumi.

Qual è il fiume raccontato nel viaggio?

Il racconto segue il fiume Martapura, uno dei corsi d’acqua più importanti di Banjarmasin e parte integrante della vita della città.

Che cosa sono le case su palafitte di Banjarmasin?

Sono abitazioni costruite sopra strutture rialzate rispetto al terreno o all’acqua. Rappresentano una delle caratteristiche dell’architettura tradizionale e della cultura fluviale del Borneo meridionale.

Banjarmasin si trova nel Borneo?

Sì. Banjarmasin si trova nella parte indonesiana dell’isola del Borneo, conosciuta in Indonesia come Kalimantan.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *